martedì 31 dicembre 2013

A CONTI FATTI...

Qua tutti fanno il resoconto dell'anno che è passato.
E proprio per questo ho deciso che non farò parte del club.
Anche perché il mio 2013 è troppo tosto da spiegare, troppo ricco e troppo vuoto nello stesso tempo.

È stato un anno colmo di addii definitivi e di conoscenze splendide.
E piuttosto che dilungarmi ancora preferisco da furbona quale sono rubare da quel genio di Tolkien una delle frasi più belle di sempre:
"Conosco la metà di voi soltanto a metà e nutro per meno della metà di voi metà dell'affetto che meritate"
e dedicarla a chi in un modo o nell'altro è entrato nella mia stramba vita.

 Se penso al futuro non mi spaventa più. In fondo non si tratta d'altro che di una serie di decisioni più o meno buone "prese nel presente" ben miscelate ad una sana dose di fortuna/sfortuna. E sono stanca di piangere per scelte già fatte.  Che vada tutto come deve andare. Io sono forte e come sempre resistero! O al massimo mi crogiolero dietro il concetto di serendipity. Come faccio spesso.

Non elenco ciò che ho fatto ma ciò che farò prossimamente. Forse. Così tanto per.
1) Capodanno a Fano
2) Comprare e leggere (se mi ricordo visto che son tre giorni che mi dimentico) Dylan Dog
3) Leggere Rat-man e Rattolik
4) Imparare ad usare sto beneamato telefono senza eliminare la connessione ogni due per tre
5) Iniziare la dieta con serietà che son diventata un mini botolino
6) Informarmi per un lavoretto retribuito
7) Andare a Varese a sentir parlare Recchioni di scrittura e di fantascienza
8) Andare al Rat-Con e sperare di vedere una lacrimuccia sul viso di Leo Ortolani che è ormai al centesimo Rat-man
9) Andare al Plaza Cafè e godersi un aperitivo fumettoso
10) Andare a Bergamo a sentire parlare di nuovo di Orfani questa volta da Gigi Cavenago e sperare che mi disegni quella stragnocca di Sam. E soprattuto stare finalmente di nuovo con la Fede.
11) Fare la recensione del bellissimo fumetto che ho letto gioni fa
12) Scrivere degli incontri bellissimi a cui ho presenziato a dicembre
13) Portare a casa un altro esame
14) Vivere

14 punti salienti della prima metà di gennaio.  Vediamo cosa mi destinera il caso. E se potrò parlare davvero di serendipity.  Speriamo di si. È una parola che mi piace proprio tanto...

Allora non posso che finire il post con i miei auguri.
Buon Ano!
Che un po' di culo serve a tutti nella vita.


giovedì 26 dicembre 2013

COSE MIE SERIE(!)

Prima di tutto Buon Natale!


Sono un po' distratta.
Mia madre sta vedendo un film con Meryl Streep e siccome in molti mi dicono che le somiglio terribilmente o che ho qualcosa di lei, ogni tanto mi soffermo ad osservare quanto ciò non sia vero.
Cerco comunque di portare a termine in breve tempo questo post di ipermegariepilogo!

Bloggokin.it

Mostra 80 Moka Bialetti

1001 modi per trovare lavoro tour

Ristorante: La Bracioleria

Recensione di Ogni piccolo pezzo

Italian Post

Tira una brutta aria: nella speranza di tornare più attivi di prima vi lascio i miei ultimi articoli e la rece fresca fresca di Orfani #3: Primo sangue.

Lucca Comics e Games: parte terza

Recensione Orfani #3

Lo spazio bianco

Incontri seguiti al Lucca Comics & Games 2013 e intervista al bravissimo Alessandro Bignamini.

Incontro Dylan Dog

Incontro Orfani

Intervista ad Alessandro Bignamini

Si, si, si. Ultimi articoli all'insegna di Orfani.
Presto tante altre recensioni in cantiere.

Un bacio. E ancora buone feste!


domenica 22 dicembre 2013

ABOUT COMICS

ABOUT LE NUOVE COPERTINE DI DYD



Questa copertina mi piace talmente tanto da non saper proprio spiegarlo...
Mi piace in maniera potente e basta!
La trovo perfetta!
Quindi, alla facciaccia di chi non apprezza, continuate così!

sabato 21 dicembre 2013

IL FUMETTO I FUMETTISTI...ED IO!

Incontro con Gipi a Supergulp

Sono circa diciassette volte che scrivo l'incipit di quello che vuole essere solo un breve riassunto di come si è svolta la serata di ieri a Supergulp (fornitissima fumetteria sul Naviglio Grande) in compagnia di Gipi (talentuoso fumettista pisano) in occasione della presentazione a Milano della sua ultima opera: Una Storia. Il motivo principale per cui mi risulta così difficile scrivere è presto detto: non è così immediato trovare le parole giuste per descrivere in maniera oggettiva un evento quando hai ancora latenti residui d'emozione così forti in petto. Ho tentato allora di controllare piano piano la mia emotività dovuta alla condizione di aver percepito forse per la prima volta la profondità dell'animo umano mediante le opere e le parole dell'autore e mi sono decisa a scrivere quanto segue.


Mi reco all'incontro in Supergulp subito dopo aver letto Una Storia, libro che mi ha convinto ancor di più della maestria di Gipi nel creare tavole di forte impatto visivo estremamente comunicative e poetiche. Anche i miei pensieri sono dominati dal carattere brutale e empatico dell'opera. Non faccio altro che pensare alla complessità e al contempo alla semplicità dell'esistenza umana che tutto toglie e tutto dà nel giro di un attimo, senza essere crudele carnefice, ma solo semplice accozzaglia di eventi che definisce una vita, nel bene e nel male. 

Ce ne sarebbero da dire di cose su questo fumetto, ma altri lo sapranno fare senza dubbio meglio di me, ne sono certa e lascio perciò a loro la parola (qualcuno ne ha anche già scritto in maniera più che consona QUI, se vi interessa).

Fatto sta che con i miei tortuosi e diramati pensieri arrivo in fumetteria incredibilmente in anticipo. E, siccome la legge di Murphy si diverte sempre a peggiorare le cose, di contrappeso Gipi sta arrivando in netto ritardo per colpa del treno (strano che in Italia succedono 'ste cose, no?). Meno male allora che non sono sola e che c'è Astrid a immortalare le attese, mentre si chiacchiera, come sempre di fumetti, con chi ne sa più di me.



Poi finalmente l'attesa termina e, come una star holliwoodiana, Gipi viene sommerso dai suoi fan, senza neanche troppo senso visto che c'è un elenco già redatto da seguire. Tra la calca, io e Astrid riusciamo a scattare qualche bella foto (con la sua macchina fotograficavisto che la mia si è data alla bella gioia e non se la sente di fare scatti decenti) durante il firmacopie. Pare che ci sia poco tempo quindi bye bye disegni e presentazione per accontentare tutti!








La mia simpatica macchina fotografica mentre dà i numeri

Poi però la fila si smagrisce, la gente soddisfatta per la dedica se ne va e rimango solo io (e pochi altri) ad ascoltare l'autore confrontarsi con uno dei commessi della fumetteria proprio sulle tematiche del suo ultimo lavoro. Ne escono fuori venti minuti da brivido.

Si dibatte soprattutto sulla figura di Silvano Landi, personaggio che ha messo in secondo piano la sua vita familiare per conoscere la storia del bisnonno che ha vissuto la guerra nella speranza di potersi riunire di nuovo alla sua famiglia. Dal punto di vista del lettore, o almeno dal mio punto di vista, leggere di questo entusiasta ometto che raccoglie e legge lettere commosso e non viene compreso quasi fa male. Ma Gipi mi spiazza e ci spiega che al contrario, pur non volendo suscitare nel lettore i suoi stessi sentimenti, lui lo odia. Lo odia in quanto distruttore del bene più prezioso e caro al mondo: la famiglia, che lui ha, ma non cura, non ama. O almeno non lo fa abbastanza. Si emoziona per storie ormai vetuste e si abbandona al suo entusiasmo cessando di essere la figura paterna di un tempo. Il punto di vista dell'autore, in tal senso, è proprio quello della figlia del protagonista che ormai cresciuto lo rinnega come padre perché non si è occupato delle cose veramente importanti, ma solo di quella stupida storia d'amore d'altri tempi ormai insignificante (punto di vista questo espresso chiaramente a pagina 68). D'altro canto però Landi rappresenta la parte creativa di Gipi, quella parte di lui che si lascia trasportare dalle storie paterne e dalla fantasia e che a volte è esagerata, assume troppa importanza, declinando tutto il resto a suo favore. Quella parte che è troppo legata al racconto e alla storia, quella parte di sé che l'autore conferma di odiare perché non gli permette di dare la giusta importanza alle cose. Quello che fa il protagonista, all'opposto del suo antenato, è mettere da parte e scansare tutto ciò che ha costruito a favore di sogni meno pragmatici e poco importanti. 

Da qui l'autore descrive il processo di lavorazione, avvenuto di getto, senza avere il tempo di comprendere la motivazione dello slancio creativo se non dopo il completamento dell'opera. La spiegazione che si è dato in seguito viene da lui collegata in maniera molto stretta alla scoperta recente di non poter avere figli. La realizzazione dell'opera è stata di fatto uno strumento per accettare l'idea di essere un albero secco, un uomo che a cinquantanni non può iniziare a donare parte di sé alla propria prole, non può smettere di pensare solo a se stesso e donarsi all'essere più importante che la vita concede ad un uomo: un figlio. Così come nel discorso la famiglia è metaforicamente rappresentata da suo zio, vecchio, morente e ridotto ormai a seme raggrinzito (ma fruttifero, dando vita ad un albero verde e rigoglioso composto da figli e nipoti), così l'albero spoglio e grullo rappresenta coloro che non possono avere tale privilegio o se lo privano con le proprie mani adottando scelte egoistiche (proprio come Silvano Landi).

Un percorso che lo ha portato ad accettare la natura come un elemento neutro (né buona, né cattiva) della vita umana e l'esistenza (l'esistenza non si cura di noi e noi non ci curiamo di lei) come l'inevitabile susseguirsi dei moti vitali di ogni singolo individuo. Non c'è male totale, non c'è bene totale nell'esistenza umana, essa prosegue spedita, senza guardare nessuno negli occhi.

E poi c'è l'antenato Mauro, che per amore e per fame di vita è pronto a tutto; deve sopravvivere per tornare dalla sua famiglia e non lasciarla mai più ed è disposto anche a grandi sacrifici pur di ottenere la salvezza (si vedano le pagine 118-119). Mauro esprime con intensità la volontà insita nell'umanità tutta di sopravvivere ad ogni costo, il bisogno di voler vivere la propria esistenza nonostante una lunga lista di rischi incalcolabili. 

Insomma l'uomo vive. Non può che accettare la propria esistenza, che è quella che è, e allo stesso tempo la brama e la coltiva più di ogni altra cosa. 

Poi Gipi si accomiata e scappa a mangiarsi non so quali prelibatezze, mentre io, beduina da quattro soldi che non sono altro, resto ancora dieci minuti buoni lì, a bocca aperta, dopo averlo sentito raccontare l'inside story di Una Storia. E quanto vorrei farmela raccontare ancora e ancora e ancora, con tutte le sue sfumature, l'inside story di Una Storia! Non sapete davvero quanto!

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Le foto sono della carinissima Astrid, che in più di un'occasione incontro agli eventi più disparati. I video...fate finta che siano le mie fotografie.







lunedì 16 dicembre 2013

IL FUMETTO SECONDO LE MIE COINQUILINE

 Essere Batman o non esserlo..questo è il problema

Mentre annoiata monitoro facebook, mi soffermo ad osservare una tavola di Back in Black, in cui il più tosto Peter Parker di tutti i tempi affronta Kinping a muso duro e gli fa letteralmente il culo.


Mi sale l’eccitazione, la provo ogni volta che sono davanti ad un frammento di fumetto che mi sta a cuore, che è nel mio cuore. Sì proprio lì, conficcato per benino. Non è un caso se, dopo lo straziante ritorno al costume nero, non abbia più apprezzato la testata come prima. Mi sono sentita tradita e scippata del mio Peter, quello più maturo, risoluto e determinato degli ultimi tempi, sostituito da un’ombra rammollita di se stesso (lo so, lo so, ho i gusti di un sedicenne). Decido di condividere il post con tanto di dedica ad una persona speciale, senza la quale conoscerei solo la metà dei fumetti che amo: Mattia (Ti devo molto. E se prima non lo sapevi, ora lo sai).

Poi arriva lei.

Vede il post e pensa di aver capito al volo. Si prende tempo per decidere il da farsi, non può commentare in modo banale, deve lasciare il segno. Infine spara, convinta, il suo commentino:

IO SONO BATMAN!

Allude alla giornata di ieri, quando, tra la pioggia e la grandine, aveva trovato spassoso girare intorno a se stessa coperta dal telo da mare, canticchiando “Batmaaaannananana…”. 

Peccato che gli sfugga l’essenziale, cioè che ha di fronte Peter Parker (l’UOMO RAGNO!) non Bruce Wayne. E che il costume sarà pur sempre nero, ma senza mantello e  con un ragno bianco impresso nel petto, CAZZO!


domenica 15 dicembre 2013

ABOUT...MUSIC

Leitmotiv della settimana

Sono state canticchiate numerose canzoncine questa settimana. 
Canticchiate (e non ascoltate) è il termine giusto.
Infatti per mio sommo imbarazzo la mia memoria labile fa un fatica incredibile a ricordare nomi di band e canzoni.
Morale della favola: ascolto una canzone alla radio (anche molto famosa credetemi) e mi piace.
Cerco su you tube per tutta la settimana senza alcun riferimento perché non ricordo nulla, la mia mente è vuota.
Per ovviare al problema, ora ho la buffa abitudine si ascoltare a rotazione la radio e segnarmi in qualsiasi pezzo di carta (scontrini e libri universitari compresi) i titoli di tutte le canzoni che mi ispirano. 

Questa settimana è stata all'insegna del rock...Se vi va di riviverla con me, accomodatevi pure!

Aerosmith, Walk this way
Led Zeppelin, Stairway to heaven
Bruce Sprinsgsteen, I'm going down
Deep Purple, Smoke on the water
Black Sabbath, Paranoid
Rolling Stone, Sympathy for the devil

Si lo so scelte classicone! Ma è un periodo un po' così!

Prima di lasciarvi vi lancio due canzoni non proprio a tema che in qualche modo sono penetrate anch'esse nella mia settimana: la prima è tratta dalla puntata musical di Buffy Once more with feeling l'ho amabilmente cantata in doccia giorni fa, l'altra credo sia davvero la suonata in piano più conosciuta di Sakamoto.

Buffy, Once More With Feeling, Going through the motions
Ryuichi Sakamoto, Forbidden Colours

E se proprio proprio volete ridere un po' sentite i Pizzicato Five! Adorabili!Il video poi merita!

Pizzicato five, Playboy Playgirl

Alla prossima settimana e, vi avverto, ho già De Andrè in testa!


IL FUMETTO I FUMETTISTI...ED IO!,

Incontro con Gigi Simeoni alla Alastor

Ieri pomeriggio mi sono recata alla Alastor di Milano (per chi non la conoscesse tra le più belle e fornite fumetterie della città, in zona Moscova) ad accaparrarmi anche io la mia copia di Gli occhi e il buio nella nuova edizione BD. Questo volume io non lo avevo ancora preso (fa parte della collana Romanzi Bonelli edita nel 2007, di cui ho letto solo l'esordio di Dragonero) ma mi è stato caldamente consigliato da numerose persone così, senza pensarci troppo, ho deciso di investire parte dei miei finanziamenti per comprarlo.

Ma perché proprio ieri e proprio alla Alastor? La risposta è presto detta: perché l'autore Gigi Simeoni era là per una sessione di firmacopie! 

E Gigi Simeoni non è uno qualunque. In primo luogo perché è un autore completo davvero con i controcoglioni. In secondo luogo perché milita in Bonelli ormai da quasi vent'anni disegnando (e in seguito anche sceneggiando) serie come Nathan Never e Brandon per citarne due. E, da ultimo, data l'attualità dell'argomento, perché fa parte dell'équipe di sceneggiatori che è al lavoro su fase due di Dylan Dog (su scelta dello stesso Sclavi, che non è mica poco!).

Gigi si è dimostrato molto disponibile a rispondere ad alcune mie domande e a soddisfare alcune mie curiosità. Si è parlato di tante cose: del suo rapporto con la scrittura, delle soddisfazioni come sceneggiatore in casa Bonelli, del suo metodo di lavoro e del suo apporto nella nuova fase di Dylan. 

E mi è proprio venuta voglia di approfondire! La chiacchierata è stata infatti piena di spunti interessanti, tanto che più avanti mi riprometto di fare un'intervista all'autore (sempre che il buon Simeoni sia disponibile) partendo dagli spunti raccolti ieri.

Nel frattempo, per chi non c'era, alcune fotine realizzate durante la sessione di sketch e la lunga chiacchierata che ne è seguita.

















































In ultimo è giusto che sottolinei una piccola nota dolente: gli appassionati presenti per l'occasione erano pochi e questo è davvero un peccato. Non capita tutti i giorni di aver modo di confrontarsi e parlare con un artista del suo calibro. Davvero davvero peccato.